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King Surfer Magazine, SurfRoma.com

Nuovi Orizzonti

“La Nuova Sfida alla Promozione Gratuita…”

E’ di questo periodo la notizia che un noto periodico di barche a motori allega all’interno del suo magazine un intramontabile film come “The Big Wednesday”.
Promozione o semplicemente un modo per vendere di più?
Gli anni passano e il cambio generazionale avviene anche partendo da promozioni esterne al settore surf. Quanti nuovi ragazzi inizieranno a  vivere le mareggiate, le previsioni meteo e i viaggi come stile di vita dopo aver visto questo film? Forse nessuno, ma molti vorranno provare, almeno una volta in una nazione di “calciofili”, cosa il surf può offrirgli…

Da qui la domanda al mio stesso settore. Quanto è ancora salutare, in questi tempi di crisi, la promozione gratuita dello sport quando questa avviene in modo spontaneo in altre forme e in altri settori?

In effetti, qualche anno prima che si diffondesse l’utilizzo di internet, bastava andare in edicolae cercare un Magazine di Surf per cominciare a conoscere qualcosa di questo sport in Italia. Anni dove tutti vivevano i valori e le speranze di un futuro lavorativo migliore. Ora basta andare in rete e digitare la parola Surf, sui maggiori motori di ricerca, per vedere una lista infinita di link che si collegano ai vari siti che parlano di surf in Italia e nel mondo. Diventa facile trovare scuole, riviste, negozi, prodotti, località etc. etc. Verrà spontaneo andare su internet dopo la visione del film “The Big Wednesday”?

Se la risposta la conosciamo, è ancora salutare per il settore vedere prodotti editoriali gratuiti che poi non qualificano adeguatamente lo stesso lavoro di chi ci collabora? Quanto può essere dannoso il gratuito per chi opera ai prezzi di mercato? Quanto valore è restituito nel promuovere giornali gratuiti o testate di case editrici che funzionano solo come completamento di un ventaglio di riviste commerciali da proporre agli sponsor? E ancora, ha senso continuare a collaborare con questi per pochi “centesimi” quando queste forme non lavorative possono minare la crescita di tutti e il lavoro di molti?

Dopo su quali basi ci si lamenta?

L’era della promozione gratuita è finita nel momento stesso che sono nati i social network.Con costi ridotti a zero la rete allarga la conoscenza dello sport ad un sempre, maggior numero di contatti e persone, senza per questo incidere sui budget delle aziende che possono invece destinarli ad attività agonistiche, più utili a tutti, dove si possono riscoprire nuovi business e vecchi legami lavorativi.

Così riviste gratuite non hanno più senso di esistere. Il loro valore promozionale muore nel momento stesso che in rete si formano social network di migliaia di ragazzi che parlano di surf, delle ultime onde prese, di viaggi etc. etc.

Nel momento stesso che la promozione avviene meglio che in passato, in modo anche più capillare, l’unico modo per noi del settore – dal negoziante alle pmi produttrici/importatrici di prodotti – è cominciare a capire dove indirizzare le nostre risorse per aumentare di valore lo stesso sport. E con questi nuovi scenari diventa fondamentale il ruolo di ognuno. Un ruolo che non deve sconfinare nei valori degli altri, ma deve trovarli e rafforzarli con gli altri.

Non ho il dono di poter predire il futuro, ma credo che per arrivare a quel futuro bisogna capirlo, facendo tesoro anche delle esperienze passate. E se si vuol vedere crescere questo sport, e non i singoli egoismi di chi ha degli sponsor che privano altri degli stessi valori, bisogna tagliare inutili rapporti per ricostruire nuovi legami lavorativi senza egoismi.
Quindi, presa coscienza del mercato, della promozione, di internet etc. diventa fondamentale capire dove investire le singole risorse per partecipare alla crescita di tutti, tramite un business più attento ai valori altrui, nel settore in cui si opera.

I valori che mi porto dentro possono solo dire che tutti dovrebbero investire le singole risorse, anche minime, nei valori istituzionali con regole semplici e obiettivi condivisi, come fulcro patrimoniale per rimandare valore a tutti. Purtroppo non vedo in Surfing Italia, nella Fisurf, ma soprattutto nei suoi personaggi un fulcro che può rimandare il 90% del valore acquisito di un intero settore. Non è inteso solo il lato economico, ma i valori che dovrebbero essere alla base di qualsiasi forma istituzionale che opera come tale.

Come si fanno a promuovere dei “media partners” gratuiti che privano la stessa Federazione di fondi per i suoi campionati, ma che finiscono sotto forma di pubblicità su quegli stessi media? Dal passato posso elencare tantissimi, inspiegabili squilibri che hanno sempre privato il settore di crescere e di vedere realmente dove si costruisce il valore di uno sport.

Lo stesso passato che non ci dovrebbe far dimenticare i personaggi che hanno avuto fiducia per improvvisate novità, presentandosi con la promessa di fare meglio cancellando tutto e tutti in nome dei loro, ormai dimostrati, egoismi. Le risorse investite, di chi gli ha creduto, sono state tolte dal fulcro del settore. Molti negozianti sono stati convinti a investire su chi gli ha fatto vedere chissà quali ritorni, ma poi rivelatosi uno spreco per lo stesso settore. C’è stato chi ha chiuso, lasciando a questi le sue ultime risorse, quando le stesse potevano essere destinate a nuove idee di chi, da sempre, lavora per la crescita dello sport.

Mi stupisco degli atleti che, egoisticamente, si lamentano dando valore a quegli stessi media gratuiti, ma che indirettamente li privano dei budget per i loro campionati innescando un’incomprensibile sfiducia nel vedere qualcosa di meglio. E questa presa di posizione, che devono trasmettere intelligentemente a chi li sponsorizza, deve partire anche e soprattutto da loro.

Non si scopre oggi, ma il gratuito non ha mai avuto valore. Ha sempre ucciso la concorrenza che, più o meno bene, operava su valori di mercato. E in questa nuova era internet bisogna saper scegliere con chi stare, tagliando inutili rapporti, “fantomatiche” amicizie di chi non rimandano quei valori, persi nei singoli egoismi.

L’unico futuro è vedere in SurfRoma.com un fulcro alternativo alle attuali federazioni dove investire le singole risorse annuali a disposizione. Lavorare insieme ad un progetto condiviso, più di un freddo e semplice investimento pubblicitario. A differenza di altri possiamo vantare di lavorare per il settore, quindi possiamo sapere più di altri dove poter agire per migliorarlo, ma abbiamo bisogno di un costante confronto con le varie realtà per migliorare anche le varie esigenze locali. Bisogna superare i limiti geografici e riconoscere l’importanza che questo può avere.

E’ di questi giorni la conferma che per gli Awards del 2010 abbiamo destinato 12.000,00 Euroda dividere tra le varie categorie. Non è molto, ma sono continui, piccoli passi verso nuovi orizzonti perché, dal 1994, non si è mai smesso di continuare ad aumentare di valore il nostro sport.

Siamo l’unica realtà italiana di surf con i valori di mercato,dove niente è sminuito al gratuito se non il prezioso e ineguagliabile stile che abbiamo voluto regalare al  patrimonio culturale che la collettività sportiva italiana può vantare, tramite il nostro lavoro.

Dal 1994 ho deciso di non lamentarmi più egoisticamente, ma ho deciso di lavorare in prima persona scegliendo di non collaborare più con chi non rimandava e non ha mai rimandato valore al nostro paese e al nostro sport.

Scegli i valori del nostro lavoro.
Scegli noi.

L’Editore

Roma (Italia) – 9 Febbraio 2010

SurfRoma.com – Since 1994

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