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King Surfer Magazine, Oceani Marini, Since 1994, SurfRoma.com

Carlo Azzarone: Intervista 2006

Cosa ti ha spinto a fare un giornale di surf?
La mia idea era quella di poter comunicare l’essenziale stile di vita dei surfisti, quelli che lo vivono senza fini commerciali… quello che altri in quel tempo facevano vedere in parte, faziosamente o per niente…
Volevo trasmettere tutti i principi educativi che uno sport come il surf riesce a far vivere. Da questo il suo titolo così importante, un titolo che vuole ricordare a tutti che le ricchezze di questo sport, di questo mondo, non provengono dagli sponsor, ma da quello che quasi mai è qualificato quanto ciò che il commercio ci confeziona e ci vende da sempre…
Con le mie introduzioni ai magazine, con il libro “Surf in Italia”, con tutte le migliaia di fotografie pubblicate volevo mostrare i gratuiti regali che solo la natura sa offrire…

Oggi?
Lo vivo di più come un lavoro, dove metto al servizio di chi preferisce il mondo ksm tutte le mie capacità e quelle del mio gruppo. Questo mi diverte, mi porta ad una libertà espressiva più vicina ai miei valori, ai miei principi, al mio modo di interpretare lo sport e un intero settore che ho avuto l’onore e la fortuna di vivere dai suoi albori qui in Italia.

Esiste una storia del surf italiano?
A parte le singole, rispettabilissime esperienze soggettive di ognuno di noi, esiste un filo conduttore per tutti: il mare, le sue onde e le varie condizioni che hanno permesso di vivere nel tempo questo fantastico mondo. A questo bisogna aggiungere il lavoro fatto da coloro che con il loro impegno permettono che ciò avvenga: testimoniare e far apprezzare questi eventi naturali, fuori dall’acqua.

Chi ci lavora dietro perché ciò avvenga?
Tutti quelli che con sani valori morali, principi e forte motivazione sociale veicolano, senza far prevaricare i propri interessi, tutto un movimento sportivo in qualcosa che, racchiuso in un contenitore, in un evento o prodotto, esprime forza ed energia producendo spessore alla nostra nazione e quindi alla sua storia…
I migliori sono quelli che riescono a farlo accostando sponsor stranieri ai nostri e per questo non sminuendo la nostra identità nei confronti di stili surfistici internazionali.

Non ritieni che sia un modo di pensare poco aperto?
Proprio perché oggi ricopro un ruolo di responsabilità nel comunicare un intero settore, preferisco essere libero da tante contaminazioni e modi di pensare “standardizzati” verso la sola esaltazione di gare e loghi stranieri. Commercialmente parlando mi costa una fascia di pubblico e per rimanere forti nel mercato non ci si può più permettere simili interpretazioni, ma forse è proprio questa la nostra forza!

E allora seguirai questi percorsi?
Promuovere questi eventi è come voler dire inserire un grosso pacchetto pubblicitario senza essere supportati dall’azienda che li sponsorizza. Inoltre non vedo, da parte di chi le organizza, interesse a coinvolgere più aziende italiane. Mi sembrano delle cerchie chiuse a soggettivi interessi locali, quando dietro si proclamano associazioni e federazioni spinte da nomi importanti, ma con mentalità provinciali dove si guarda solo ai propri tornaconti.

Quindi chi ha fatto per te la storia del surf italiano?
Molti potranno pensare a se stessi, alle singole proprie esperienze, molti altri a quelli che hanno iniziato prima negli anni, molti altri penseranno a quel campioncino o a quelli che hanno cavalcato onde gigantesche…
Credo che più di queste personali opinioni la base per determinare una storia è la continuità. La costanza di rimanere presenti, fedeli a questo interesse senza perseguire solo i propri interessi o quelli delle aziende che li supportano.
Bisogna rimanere fedeli all’unico filo conduttore: il mare, le onde che si vivono e che vivono tutti qui in Italia. Altrimenti si è solo aiutato, per pochi centesimi, la storia di quei marchi di cui si è fatto parte nel nostro paese per quel breve periodo di tempo, per poi lasciare il testimone ad altri… quando bisognerebbe “sfruttare” quegli stessi marchi per promuovere e migliorare, con responsabilità, il settore Italia.

Per te sei riuscito ad entrare nella storia del surf italiano?
E’ ancora presto per dirlo!!! Credo che ho contribuito con un costante lavoro, con imparzialità, con un magazine a far conoscere tutto quello che c’è di buono nel nostro paese, le onde, un’elevata qualità fotografica, bravi e appassionati surfisti italiani, uomini e culture straniere…
Molti ricorderanno l’ISA (Italia Surfing Association) che oltre al suo progetto di un circuito di gare ha dato la possibilità concreta a chiunque di iniziare questo sport con i prezzi delle tavole (prodotte da shaper italiani) a soli 200 euro.
A quei tempi molti negozianti non condivisero i prezzi scelti dall’associazione (gli stessi surfshop che preferivano e tutt’ora distribuiscono riviste “gratuite”) e ci remarono contro.
Sono riuscito a portare campioni del calibro di Mark Occhilupo (Campione del Mondo circuito ASP), Donovan Frankenreiter con il suo free surfing, il giovane Jon Rose, il big rider Josh Loya…
Ho trovato collaborazioni con fotografi del calibro di Ted Grambeau, Robert Brown, Sarge…
Abbiamo intervistato personaggi che tutt’ora nella scena internazionale hanno qualcosa da dire, uno tra tutti Brad Gerlach che recentemente ha vinto il premio per aver cavalcato l’onda più grande dell’anno 2005 (50 piedi d’onda).
Abbiamo intervistato uno dei padri fondatori del body board: Tom Morey.
Abbiamo portato una troupe televisiva della RAI a Banzai per un collegamento in diretta durante un giorno di scaduta in pieno inverno…
E tanto altro…

Come è cambiato il surf in Italia in questi anni?
Tutto il settore è cresciuto se si è saputo informare. Per questo una buona informazione svolge un ruolo importante, generando una migliore ricerca di qualità da parte di tutti. Dal rider al negoziante per poi tornare alla stessa comunicazione…
Solo informandosi si riesce a sapere di come sono migliorati tecnicamente moltissimi rider. Solo vedendo delle belle foto di onde italiane si riesce a mantenere alta l’attenzione verso la pratica del surf nel nostro paese. Proprio per questo che preferisco solo un’informazione pulita senza troppe contaminazioni… e questo tipo d’informazione dovrebbe essere sempre presente in un mondo sempre più velato da interessi.

Andiamo verso dei miglioramenti?
Il mondo va avanti e come parte integrante anche noi viviamo e metaboliziamo queste evoluzioni migliorandoci di conseguenza. Ma questo avviene solo in chi ha voglia di migliorarsi rimanendo consapevole del proprio e altrui valore.
Purtroppo molti vivono un insano complesso, tacitamente incoraggiato da chi vede la cultura straniera migliore. Questo giustifica anche lavori superflui, sporadici o inutili di alcune persone che sminuiscono il costante impegno di altri causando un danno a tutto il mercato lavorativo del surf italiano.

King Surfer Magazine si è trasformato nel tempo, credi abbia lo stesso successo di allora?
Allora era una rivista completa con una costante periodicità (siamo riusciti anche a farla uscire mensilmente) e con i suoi ampi contenuti riusciva a rispecchiare a 360 gradi l’intero settore. La nuova veste vede un radicale cambiamento in tre specifiche identità editoriali.
Questo testimonia una nuova maturità che rispecchia la nostra crescita in un settore fermo a 10 anni fa con troppe informazioni o notizie senza una precisa regolamentazione lavorativa…
Mentre prima era un mercato più unito ora si è ampliato portando oltre a tutti i benefici del caso anche troppi interessi soggettivi.
Non vogliamo piacere a tutti, ma solo a chi sa apprezzare il lavoro di chi al mio posto avrebbe fatto le stesse scelte.
“Anno Collection” è il mio preferito, la raccolta delle foto più belle dell’anno appena passato. Solo poche foto possono valere la collezione.
Posso ritenermi soddisfatto, anche con sole tre uscite riusciamo a superare il quantitativo fotografico italiano pubblicato da tutte le altre riviste con un maggior numero di uscite.
C’è ancora molto lavoro da fare, i risultati ottenuti confermano la voglia dei lettori di vedere e collezionare qualcosa di diverso, ma soprattutto qualcosa con una forte identità surfistica italiana. Se poi ci si aggiunge anche come riusciamo a farlo ne viene fuori un patrimonio nazionale.
E’ come l’evoluzione di un surfista che arriva al suo essenziale, lontano da gare e manifestazioni perché sicuro di vivere un suo stile di vita, proprio e non quello confezionatogli per lui…

E a far diventare ksm un’azienda di surf italiana?
E’ ancora presto per parlare di un’azienda. E’ in crescita. Stiamo comunque lavorando a nuovi prodotti da immettere nel mercato che possono coesistere con il settore editoriale…

Credi ci sia possibilità di lavoro in questo settore?
Per come lo stanno indirizzando, il modo migliore di fare soldi è organizzare gare ed eventi.

Tu lo farai?
Io credo che come italiano ho avuto l’onore di vivere questo sport dai suoi inizi. Dai recenti albori, visto che i maggiori cambiamenti si sono avuti negli ultimi 15/20 anni, al boom attuale sia oltroceano che qui in Italia. Credo sia mio dovere, come “addetto ai lavori”, sperimentare nuovi metodi nazionali con uno sport che vivo e quindi metabolizzo da italiano con tutte le mie capacità interpretative e creative. Ci si dimentica forse troppo spesso che l’obiettivo di questo lavoro, oltre all’informazione, è suscitare riflessione, indurre ottimismo, stimolare domande, interpretazioni, valutazioni, commenti, e dare punti di riferimento generando anche critiche costruttive. Interpreto tutto il resto come una forma commerciale di comunicazione. Ci si dimentica facilmente che il surf non è uno sport uguale agli altri… ma viene reso tale dall’insana voglia di guadagnare, di togliere continuamente soldi al mercato senza che questi ne abbia un reale ritorno…
Se il fine ultimo sono le gare per promuovere lo sport e l’intero settore non bisognerebbe svenderlo per pochi euro…

Cosa pensi delle gare di oggi in Italia?
Sono notevolmente migliorate, ma sono ancora fonte di troppi interessi. Credo che tutto il settore avrebbe un beneficio se, come scritto in passato (vedi Pocket 2004), le gare fossero organizzate a squadre di Team Rider.
Purtroppo si seguono troppo modelli d’oltreoceano o troppi interessi personali che non consentono di far crescere il “tutto” con una propria identità. Rimaniano, dopo tanti anni di gare, ancorati a soggettivi interessi che non muovono denaro.
Inoltre si continuano a vedere sempre i soliti piccoli montepremi anche con grandi sponsor. Quindi o gli importi li intascano gli organizzatori decurtando premi ben più sostanziosi o si svendono alcuni eventi non permettendo ai budget stanziati di coprire tutti i premi e i costi più importanti causando un danno a tutto il settore lavorativo.
A cosa servono le gare?
A passare una bella giornata insieme, a far guadagnare chi le organizza, a testimoniare un’attività sportiva o cos’altro? Sarebbe opportuno focalizzare un punto e cercare di tirar fuori il meglio.
Per questo non mi piacciono, dovrebbero essere uno dei mezzi per creare interesse ai ragazzi a perseguire l’obiettivo di migliorarsi continuamente, nello sport come nella vita, facendogli arrivare più soldi anche con un ordine di classifica più ampio.
Nelle gare c’è più futuro per i ragazzi o per chi le organizza? Perché se si continuano a togliere soldi al montepremi, anche per cose inutili o superflue, si rischia di far rimanere fuori dal circuito, dopo breve tempo, tanti ragazzi meritevoli, ma che non possono fare a meno di guadagnare…
Spero di sbagliarmi!
Per questo sono contro tutti quelli che organizzano e intascano soldi dal settore. Perché lavorano “con” il surf, ma non “per” il surf…
E’ facile fare i fotografi e svendere le foto quando ci sono solo rider bravi nella giornata di una gara…
Sono stato ad una recente gara organizzata in lazio. Mi sono solo piaciute le condizioni delle onde per svolgere l’evento. Quindi i rider hanno espresso al meglio, chi più chi meno, il loro repertorio tecnico. Tutto il resto non mi è piaciuto: i fotografi che seguono solo i rider migliori, sapendo che la foto non la faranno loro, ma il gesto tecnico dell’atleta. I commenti dello speaker che ha pubblicizzato maggiormente i nomi dei riders locali; la giuria, che a detta di molti, (purtroppo ho perso la finale), ha favorito il vincitore sfavorendo quel rider che oggi è un gradino sopra a tutti…
Un altro rider nelle ultime batterie è stato sfavorito proprio perché poco pubblicizzato e poco sponsorizzato… Inoltre non si può più patecipare ad una gara che priva il surfspot con le onde migliori della giornata di tutto il litorale ad altri free rider con soli Euro 10,00 d’iscrizione, ma di cosa parlano quando parlano ed esaltano le gare come incredibili eventi? Iscrizioni più alte, rischio più alto, premi più alti, responsabilità più alte e rispetto da parte di tutti più alto…

La comunicazione italiana di questo sport riflette interamente l’intero settore?
Quale settore? Il settore commerciale vive la sua linea editoriale con tutti i suoi marchi stranieri in primo piano. Il settore agonistico vive le gare con i relativi sponsor e interessi soggettivi…
Il settore italiano del surf lo reputo solo il settore ksm… e non è per presunzione! Siamo gli unici che si possono permettere, per ovvi motivi di non andare in attrito con gli sponsor, di essere imparziali proprio per questo, di avere una linea editoriale interamente italiana, di pubblicare tutti oltre il logo/sponsor di appartenenza…
Decidere quale settore sia più importante e migliore non sta a me stabilirlo…
Vedo che tutta l’informazione è centrata su feste, eventi, gare e quant’altro di commerciale, di confezionato per il surfista…
Questo tipo di cultura non mi appartiene come surfista, ma il mio lavoro mi porta ad essere attento e ad osservare, con critiche costruttive, quello che si ripete da anni. E’ aumentato il tasso tecnico dei rider, sono aumentate il numero delle gare, ma i montepremi e le organizzazioni sono sempre le stesse da più di dieci anni a questa parte.
Faccio notare che i nostri costi di produzione non vengono coperti con i soldi delle aziende, ma con le vendite dei giornali, da quei lettori che apprezzano il nostro lavoro. I costi dei giornali gratuiti, dei siti internet, da chi vengono coperti? Se ci si lamenta che non ci sono soldi come si fanno a supportare tutte queste attività?
Ormai abbiamo decine di siti internet, le solite tante rivistine, tutta una serie di canali informativi se non uguali molto simili tra loro che svendono il settore lavorativo (pubblicare tutte le gare senza essere supportati è sì offrire un buon servizio al proprio pubblico, ma è “suicidare” lo stesso mercato… quella stessa azienda indirizzerà solo i suoi budget per questo settore nella sola gara annuale oltretutto con premi amatoriali… va bene la passione, ma così non si rispetta lo stesso sport che si vive) o tolgono soldi alle aziende quando si potrebbe concretamente organizzare uno sport in modo migliore e far arrivare decine di migliaia di euro in più a quelli che credono nello sviluppo dello sport con le gare.

Una cosa che questo settore ha più di altri?
Mi piace la passione che spinge il “lavoro” di molti anche se contrasta la mia voglia di rendere tutto il surf italiano un’azienda che si autofinanzia e quindi libera da certi marchi e personaggi…
Credo che molti ragazzi, aldilà di quello che viene loro confezionato in una gara, comincino a pretendere di più anche se non lo strillano apertamente. Basta vedere le numerose presenze agli avvenimenti più importanti… Anche se non ci credo molto, la speranza è di vederli guadagnare tanto senza svendersi, così da riportare denaro allo stesso settore.

Cosa vuole rappresentare il sito ksmworld.com?
E’ l’ultma veste che ho voluto dare ad un sito in continua evoluzione.
Dopo il recente sito in cui veniva data un’informazione settimanale di sole onde, volevo dare un contributo tecnico ai ragazzi che fanno surf. Reputo importante vedere delle proprie foto mentre lo si fa, si riescono a capire meglio le proprie capacità. Così è nata l’idea di mostrare tutte le foto in azione dove risultano evidenti i diversi stili e gesti tecnici e rendersi conto di errori e buone surfate… Molti ragazzi utilizzano le foto per farsi conoscere e apprezzare dagli stessi sponsor. Alcuni accorgimenti e censure sono state fatte successivamente, per i soliti furbi che non mancano mai…
Mi piace molto il servizio di previsioni onde con dei facili link a cui accedere direttamente dalla home page…

Cosa cerchi di comunicare?
Chi mette al servizio del proprio sport il proprio ingegno e impegno corre spesso il rischio di non essere riconosciuto quanto altri che si sono presi meriti proprio perché maturati con l’ingegno e impegno di altri, ma in tempi differenti.
Se dal 1994 continuiamo a vivere e a raccontare questo sport, come il Magazine più antico (sarebbe bene che qualcuno prima di dare certe notizie verificasse le date di uscita), è perché la nostra costanza ha determinato la differenza e non vederlo riconosciuto e testimoniato in altri mezzi di comunicazione, priva molti di questo lavoro…
Per me, al contrario di molti, è un onore vivere il surf in quest’epoca con tutti i suoi rider, cresciuti agli albori di questa cultura alla fine degli anni 80 fino a dove arriverò con questa “azienda” in Italia…

Il tuo spot italiano preferito?
Una baia in Toscana, ma non posso fare nomi… Le onde rompono su un fondale (sabbia/roccia) così basso che il tubo (incredibilmente largo) mentre gira ti toglie l’acqua da sotto la tavola mentre stai surfando… Che spettacolo!!!
Comunque tutti i surfspot con onde di scaduta di un metro e mezzo, tubanti e con poche persone in acqua.
Se poi ci si mette anche l’acqua trasparente che ti fa vedere il fondale mentre stai surfando… non chiedo di meglio!!!

La mareggiata più bella?
Tutte quelle che vivo dal loro inizio, dal giorno di mare attivo, alla fine con una buona ultima giornata di scaduta…

Cosa intendi per incompetenze e interesssi soggettivi?
Per sviluppare e rendere un settore forte non basta promuovere sponsor stranieri. Bisogna far crescere i marchi, le aziende italiane, perché molte di queste hanno un interesse vero nel migliorare il tutto.
Non posso avere certo un’opinione positiva nei confronti di chi non sviluppa una matura e rispettosa posizione lavorativa all’interno del mercato che si vive.

Ci sono stati eventi che ti hanno fatto vedere cose differenti?
L’incredibile morte del big rider Mark Foo. Ero ragazzo e credevo che in uno sport simile, con uomini di quel calibro, era quasi impossibile parlare di morte soprattutto con un’onda al di sotto delle sue reali possibilità. Vedere un’intera comunità stringersi intorno ad un uomo, ad un fratello del mare, mi ha fatto vedere oltre l’esuberanza di quegli anni.

E’ vero che in questo settore non ci sono soldi perché uno sport di nicchia e quindi troppo ristretto?
Credo sia un luogo comune che decentri dall’opinione pubblica la voglia di fare meglio e bene.
Basterebbe che tutti facessero un passo in più o in meno a seconda delle responsabilità che si vivono in questo settore…
Vivo questo sport, mi ha dato molto e per questo voglio fare qualcosa e dare indietro quello che merita…
L’unico modo, oltre cercare di lavorare bene, è far tornare soldi, da quello che si guadagna dallo stesso settore.
Forse per questo abbiamo scelto di non togliere altri budget alle aziende di settore per coprire i nostri costi di produzione lasciando che supportino le gare favorendo la crescita dei più giovani. Ci sembrava non coerente con quello che crediamo da anni. Anche se è da irresponsabili perché bisognerebbe garantire sempre l’informazione italiana non mettendola a rischio da eventuali fallimenti…
E in questo abbiamo fallito perché in Italia non c’è più una voce nazionale che si contrapponga alle sole gare o ai viaggi dei soliti noti.

A quale pubblico ti rivolgi?
Il mio lavoro lo dedico tacitamente a tutti coloro che vogliono vedere oltre l’esibizionismo di molti.
Persone che come me sanno apprezzare le belle cose. Cose che sanno essere belle proprio nel loro essenziale…
Aldilà del lavoro e quindi anche di un ritorno economico, cerco di comunicare…
Conosco il surf, il movimento dei rider e dell’onda, faccio foto da tanti anni e per questo mi piace fotografare tutto di una surfata. Le mie foto lo testimoniano. C’è un momento in cui, anche con un rider meno bravo, la sua simbiosi, il suo movimento si allinea a quello dell’energia in movimento dell’onda. In quel momento qualsiasi cosa stia facendo quel rider non ha importanza, la foto acquista quel valore che spesso non so nemmeno se tutti riescono a percepire. Io stesso trovo difficoltà a scattare quella frazione che non sempre è caratterizzata da una manovra… ma quando la vedo la riconosco.
Credo come per un biglietto di uno spettacolo, spesso vale la pena prenderlo solo per quella foto. Nel prossimo calendario ce ne sono alcune incredibili. Un lavoro tematico, un insieme di surfate, pulite, senza manovra, ma dannatamente belle e rappresentative di quello che esprime il surf. Lo sport che si può vivere come uno stile per tutta la vita.
Voglio che sfogliando le ultime foto, gli ultimi lavori ksm i lettori dei Collection Magazine ksm abbiano l’impressione di vivere quelle foto, quegli anni, quei momenti che ci hanno reso partecipi di eventi straordinari della natura…
Ma i tempi sono cambiati e le persone non lavorano, o forse non l’hanno mai fatto, verso una comunicazione per tutti, ma mettono in risalto solo le proprie imprese o le imprese commerciali di eventi, gare etc. etc.
Spiego così la scelta di contrappormi e partecipare a questa stessa intervista…

Hai nuove obiettivi e idee?
Un’idea al vaglio del nostro gruppo è quella di poter far partecipare ad un investimento collettivo tutti coloro che vorranno essere soci ksm. Dare a tutti la possibilità di poter dividere gli utili con un minimo investimento. Essere partecipi alle vendite e al miglioramento di questo settore o Mondo che dir si voglia…
Così facendo renderemo partecipi i nostri stessi clienti nel voler far crescere ksm come azienda italiana…Un progetto non facile e a lunga scadenza, ma vogliamo provarci, vogliamo essere lo sponsor principale della nostra nazionale di surf come azienda italiana. Sempre che ci permetteranno di farlo (favoriti da costi ridotti), un motivo per essere la leva a far guadagnare di più i nostri migliori rider in un’eventuale asta con altri sponsor o co-sponsor.

E’ vero che sei stato il primo a pubblicare un libro interamente italiano di surf con più di 450 foto?
Il mio primo grande libro del surf italiano che ho voluto regalare alla nostra storia del surf italiano.
Ho scritto di storie, opinioni, commentando e fotografando tantissime onde in Italia. Le foto hanno confermato la possibilità di fare surf. I testi sono stati utilizzati come spunto da molti per vedere oltre le loro soggettive esperienze.
Un “Must” per chi vive e fa surf in Italia.

Cosa è cambiato per te in questi anni?
In acqua tanto. Non essendo più allenato costantemente ho bisogno di un tempo maggiore per tornare in forma…
Il primo giorno di surf dopo tanto tempo che non lo faccio lo accuso tutto in stanchezza e dolori vari…
Fuori dall’acqua la tecnologia digitale mi ha aiutato maggiormente nella gestione fotografica.
In tante altre cose non è cambiato molto se non la continua voglia di vedere questo sport in Italia libero da certi personaggi…

Ti ritieni ancora un surfista?
Non ho più nel fisico l’allenamento di un tempo, ma continuo a farlo nei momenti che me lo consentono.
Continuo principalmente a fare foto, ad ispirarmi ai principi educativi di questo sport nella vita di tutti i giorni.
Come surfista con delle responsabilità verso questo settore cerco di esprimere e mostrare, con il mondo ksm, tutta la libertà che un vero surfista vive. Perché reputo l’evoluzione di un vero surfista quella di arrivare al suo più estremo essenziale…
Credo, comunque, che prima di tutto bisogna essere uomini, come molti uomini del passato ci hanno insegnato… non santi, ma uomini capaci che prendono posizioni, che si battono e credono nei valori e che sono contro la paraculaggine, la crudeltà e contro la stupidità.
Uomini che se hanno un ritorno è perché il 90% delle loro azioni sono per la collettività.

Cosa vuol dire per te surfista?
Uno che vive allo stato puro la sua passione, incontaminato come quelle località surfistiche che molti di noi amano perché si può vivere il surf nel suo più totale essenziale: onde, albe, tramonti, spiagge deserte, caldo, cibi naturali, senza televisione, giornali, sponsor e altro di commerciale… Svolgendo anche i lavori più umili per poi ritrovarsi in mare da qualche parte… Mi sono piaciuti molto i film americani sul surf della mia generazione fino ad oggi.
In tutti si vive una specie d’illuminante verità: la libertà. La ricerca costante di un primordiale bisogno umano.
Il mare sa farla vivere e le onde completano la simbiosi che si vive con la natura per ritrovare parte di se: come un gioco, una passione o più comunemente uno stile di vita da vivere anche se per pochi momenti della propria vita.
Ritrovare perché siamo così spesso immersi e pressati da un’insana società, con pochi e rari esempi di libertà, che chi vive queste illuminanti esperienze sa di cosa parlo…
E comunque non lo si vede… vive lo sport libero, senza vincoli di sponsor, senza presenziare a eventi, gare, feste o a surfare ai soliti surfspot.
E non ama soprattutto i contenuti di molte riviste… spero uno che vede oltre il bianco e nero!
Per questo sto ancora cercando il mio punto d’incontro con questo lavoro. Difficile, ma non impossibile se si mantiene fede ai propri valori…

Qual’è il periodo migliore per il surf in Italia?
L’autunno. Le spiagge si svuotano e cominciano ad arrivare le grandi perturbazioni (maggiori nei cambi di stagione) del Mediterraneo ancora caldo della stagione estiva. Le località migliori sono segnalate, molti di noi saranno lì…

Rifaresti tutto quello che hai fatto e detto?
Se non avessi sfidato me stesso, sperimentando tutte le mie idee, i miei limiti e le mie capacità, avrei investito le mie energie in mare, ma i se non testimoniano fatti e non sarei qui a raccontarlo…
E quello che ho fatto non è altro che uno dei tanti percorsi che un uomo può e deve fare per il suo stile di vita.
Tutti vorrebbero fare qualcosa per questo settore, ma quando bisogna tirar fuori i soldi di tasca propria, schierarsi anche contro il potere di alcuni marchi o personaggi che impongono le regole, si finisce nell’abbandonare o peggio ancora nello svendere il proprio lavoro sminuendo l’intero settore e criticando che non ci sono soldi, tutto e tutti… e sono tante le persone che hanno lasciato per fare altro!
Sì lo rifarei, perché più di ogni altra cosa mi ritengo fortunato di aver vissuto il surf dai suoi albori fino a dove mi porterà in futuro questo sport e questa azienda, di essere stato tra i primi in Italia e di essere stato, critico e criticabile con questo lavoro, ma esempio e spunto per molti…
I Collection, i libri non si cancellano. Soprattutto se hanno saputo vedere e raccontare in modo imparziale, gli anni e la storia delle onde italiane…
Questo è lo stile che ho sempre imposto a ksm.
Questo sport ha bisogno di uomini con un’unica bandiera, non quella personale dei propri sponsor, ma che a costo di critiche tengono alti dei valori e un’etica nazionale. Perché non c’è peggior perdita di vederci cedere all’incessante pressione e avanzata di persone che tendono a minare il nostro lavoro per poi cosa fare?
In un mondo di passioni, la propria non deve sconfinare, dequalificare o deprezzare il lavoro di altri.
A parte l’incredibile, stimolante lavoro che vi è dietro tutto il mondo ksm per il resto mi sembra un settore dettato da troppi antagonisti, troppe incompetenze e interessi soggettivi.
Fuori dall’acqua è lavoro, le gare devono essere il mezzo per far tornare soldi, partendo dai ragazzi, al mercato da dove si guadagna, la passione rimane solo in acqua con le onde in free surfing…
Capito questo possiamo iniziare un lavoro comune…

Speciali dediche?
A tutti i nostri clienti sostenitori che credono che si può e deve fare meglio per questo sport.

Speciali ringraziamenti?
Uno in particolare. A tutte quelle persone che svolgono tutto il lavoro che c’è dietro ksm. Tutti quelli che si occupano delle proprie mansioni senza cercare di prevaricare e senza cercare continuamente dei confronti, ma soprattutto che hanno rinunciato ad apparire in un settore dove tutti cercano di mettersi in mostra dequalificando persone ben più meritevoli.
Inoltre la mia stima a chi è riuscito a mantenersi lontano da collaborazioni con riviste concorrenti, associazioni, sponsor, gare e altro di concorrente a ksm…

da:
King Surfer Magazine
Pocket Collection 2006
n. 2 Summer 2006

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